CACCIA GROSSA PER I REGGIANI
Nel tratto di mare compreso tra la baia di Byron, limite sud e la secca del Grimaldo, limite nord, si è svolta Domenica 21/09/2008, la 4° e conclusiva prova del Campionato Provinciale Reggiano di pesca in apnea mare.
La manifestazione, che in un primo momento doveva essere disputata a Vada (LI), causa ordinanze balneari liguri valide fino alla fine del mese di Settembre, ha subito la variazione del teatro di svolgimento causa le innumerevoli piogge cadute i giorni precedenti e che l’esperienza decretava acqua sporca sul fondale tufaceo toscano, mentre in Liguria 15 metri di visibilità erano in pratica assicurati, senza considerare l’agevole supporto dei gommoni e la comoda base logistica della darsena di Spezia.
Una bellissima giornata e 20 metri di visibilità in acqua, ha accolto 21 concorrenti a caccia di pesci con peso minimo 250gr.
Dopo 4 ore d’acqua e un buon piatto di pasta, tartine e panini, la bilancia in senso figurato decretava la vittoria di giornata a Luca Magnani, al ritorno alle gare dopo alcuni anni d’assenza, con una bellissima leccia di 22kg catturata all’ultima mezzora su alcuni rialzi fuori dalle “rosse”, n°2 saraghi e n°2 cefali.
La seconda piazza appartiene a Paolo Ferrari con n°6 pesci, mentre la terza andava a Righi Stefano con 5 prede valide così come il titolo provinciale a seguito di un 2°posto il 4/11/07 nella prima d’anticipo alle “Isole”, il 2°posto a Portovenere del 25/05/08 ed un’altro 2°posto in quel di Vada del 08/06/08.
Un ringraziamento particolare a Nicoliello Walter e la moglie Vittoria per l’organizzazione culinaria ed allo sponsor tecnico ARBATEC che ha messo in palio un buono sconto del 50% sul costo di un arbalete in legno “ELBA 85″ per il 1° classificato.
PRESENTAZIONE ELBA 85 - rivista pesca in apnea
L’Arbatec è una giovane azienda specializzata nella costruzione di arbalète in essenze di legno pregiato. Questo mese presentiamo un modello della serie Elba, caratterizzata dalla propulsione di un solo elastico circolare. Il modello in esame è quello da 85 centimetri e la serie si completa con il 75, il 95 e il 105.
L’affusto è in legno lamellare multistrato, composto da tre listelli tagliati in maniera da accompagnare la naturale venatura delle loro fibre. Per le travature laterali è stato utilizzato legno di quercia, un legno contraddistinto da un’elevata robustezza intrinseca e da un basso coefficiente d’elasticità. Il listello centrale, invece, è in tiglio, un’essenza che, grazie alla forte capacità di assorbimento della resina epossidica utilizzata per la realizzazione della stratificazione, riesce a conferire alla struttura dell’affusto una rigidità particolarmente elevata. Al centro del listello centrale è stata praticata una fresatura lungo tutta la sua lunghezza, in modo da creare un funzionale binario per la corsa dell’asta. La forma dell’affusto a osso di seppia, oltre ad “accompagnare” il brandeggio, è pensata per inglobare l’elastico carico al fine di ridurre al minimo l’ingombro laterale e gli attriti tra elastico e legno. La testata è di tipo australiano, realizzata con un semplice foro passante nell’affusto destinato ad accogliere l’elastico. L’impugnatura anatomica consente all’utilizzatore di contare su una presa ergonomicamente superiore. Alla base del calcio è stato inoltre inserito un elemento laterale regolabile che serve a ottimizzare l’impugnatura del fucile, ripartendo lo sforzo di brandeggio tra mano, polso e avambraccio e minimizzando il rinculo. Insieme al fucile viene fornita in dotazione la chiave a brugola, che permette di regolarne la posizione.
Il meccanismo di sgancio, come tutti i componenti metallici degli Arbatec, è realizzato utilizzando acciaio inox Aisi 316 tagliato ad acqua e garantisce una buona dolcezza di sgancio. L’interposizione di un elemento in gomma nel meccanismo rende inoltre lo sgancio particolarmente silenzioso. Lo sganciasagole laterale in acciaio è comandato dal grilletto, ma non influisce sulla sua sensibilità.
Un bel fucile ben realizzato, che a richiesta è possibile anche ordinare con colorazione mimetica.
PRESENTAZIONE ARBATEC - rivista pesca sub
Come spesso accade i desideri, le idee, le ambizioni di noi pescatori ci portano a sognare attrezzature ed accessori che, vuoi per i costi, vuoi per la tendenza a mantenersi standard, il mercato non ci fornisce. E’ questa voglia di avere esattamente ciò che stavo cercando, senza compromessi, senza pensare alla difficoltà di alcune particolari lavorazioni o al tempo impiegato per mettere a punto il più piccolo particolare, valutando la scelta dei materiali sia per la loro qualità che per le caratteristiche tecniche richieste, che mi spinge a costruire arbalétes, legando la passione per la pesca a quella per la lavorazione del legno.
Partiamo dall’impugnatura: troverete in questi fucili una particolare attenzione alla sua costruzione, infatti come nelle pistole da tiro, è dotata di un appoggio che permette alla mano di non stringere troppo la presa e di conseguenza di poter scaricare lo sforzo del brandeggio sull’avambraccio, risparmiando fatica e guadagnando in precisione. Inoltre questo appoggio ha la possibilità di essere regolato tramite due piccole viti, in modo da poter risultare esattamente adatto alla nostra mano anche usando guanti di diverso spessore. In casi particolari (dimensioni particolari o mancini) l’impugnatura viene realizzata di conseguenza in accordo con il cliente.
Altri piccoli interventi ad personam sono possibili: il meccanismo che tiene ferma l’asta in testata può essere scelto tra il classico ponticello attorno al quale gira il terminale o una piastrina alla quale l’asta viene assicurata con un o-ring. Lo sganciasagola può essere posizionato a scelta a destra o a sinistra. A proposito, anche lo sganciasagola credo che meriti una nota: si tratta del classico meccanismo nato per gli oleopneumatici, ossia applicato direttamente sul grilletto. Questo fa si che il “giro” del terminale passi tra il fusto ed il mulinello, senza mai essere d’intralcio.
Come dicevo nessuna scelta è casuale, in particolare quella dei materiali usati. Bisogna valutare le caratteristiche del materiale, ossia la rigidità, la resilienza o resistenza all’impatto e la lavorabilità, poi è indispensabile conoscere il comportamento del legno in presenza dei collanti e delle vernici (epossidici) che serviranno a lavorarlo. La scelta in questione è caduta sull’utilizzo combinato di rovere (70 %) e tiglio (30 %); il primo è un legno di indiscutibilmente marino (vedi carpenteria nautica inglese), dalle caratteristiche prima citate di ottimo livello, il secondo utile sia a togliere peso specifico al manufatto, che a conferire ulteriore rigidità, grazie alla grande quantità di resina assorbita sia in fase di incollaggio che in fase di resinatura (effetto carbonio). Non capisco il motivo dell’ormai universale utilizzo dell’iroko, non degno sostituto del teak, a partire dalle fasi di incollaggio alle quali risulta particolarmente inadatto (refrattario a trattamenti protettivi ed incollaggi a causa della naturale oleosità ndr); un invito per chi sia interessato all’argomento: acquistare un’enciclopedia del legno per valutare pregi e difetti delle varie essenze.
Il particolare che forse più di tutti mi ha spinto costruire il mio primo fucile, è lo scasso praticato sul fusto che permette all’elastico di correre perfettamente dritto dal foro in testata al perno dell’asta. Questo permette al fucile carico di essere un unico corpo fusto/elastico oltre ad evitare le dispersioni di potenza che si verificano quando l’elastico abbraccia il fusto.
